Scoprendo Agustí Torelló Roca, cofondatore ed enologo di AT Roca
Siamo arrivati a AT Roca e la prima cosa che cattura l'attenzione non è la cantina, ma il paesaggio. Sant Sebastià dels Gorgs è uno di quei piccoli borghi del Penedès che sembrano sospesi nel tempo. Vigneti tutt'intorno, strade tranquille e una vista aperta che spiega, senza bisogno di parole, perché questo luogo rappresenta tutto per chi vi lavora. E, dal 2023, è anche il cuore della nuova cantina di questa famiglia.
Trovare il luogo perfetto per intervistare Agustí Roca risulta, paradossalmente, un piccolo problema. Non perché manchino posti, ma perché ce ne sono troppi. Ogni angolo funziona; la terrazza con la valle sullo sfondo, la stessa vigna, l'interno della cantina appena inaugurata... Alla fine comprendiamo che qui lo scenario non è un semplice sfondo. È parte integrante del discorso. E forse per questo la conversazione scorre senza sforzo. Agustí Roca parla del Penedès come chi parla di casa, perché in realtà lo è.
Una storia che viene da lontano
Il progetto di AT Roca si formalizza nel 2013, ma la sua storia è molto più lunga. La famiglia porta con sé generazioni legate al vino. I bisnonni avevano mestieri molto diversi; uno era sarto, l'altro musicista, ma dopo la guerra civile, come tante famiglie del territorio, dovettero reinventarsi. In quel processo, il vino spumante divenne una forma di vita. “Il vino è stato bevuto in casa come una forma di vita”, riassume Agustí. Non come un'industria distante, ma come qualcosa di quotidiano, presente sulla tavola, nelle celebrazioni e nelle conversazioni familiari. “Lo abbiamo vissuto e sofferto. Fa parte del nostro DNA”.
Dal 2023, la famiglia ha compiuto un passo importante concentrando tutto il processo nella propria cantina a Sant Sebastià dels Gorgs. Un movimento che non cambia l'essenza, ma la rafforza, lavorando dall'origine, con la vigna a pochi metri e il paesaggio come punto di partenza costante.
Il vino inizia nella vigna
Per Agustí Torelló Roca, tutto inizia prima della cantina, persino prima dell'uva. Inizia nel suolo. “Il suolo è un ente vivo e vogliamo conoscerlo”, spiega. Questo sguardo definisce buona parte della sua filosofia. Ascoltare più che imporre, osservare più che intervenire. La viticoltura che difendono recupera pratiche tradizionali mediterranee di secco, adattate al clima e all'equilibrio naturale del vigneto. La potatura, il rispetto per i cicli e la lettura costante di ogni parcella fanno parte di un modo di lavorare dove la tecnica è al servizio del territorio, non il contrario.
Mentre conversiamo di fronte a Els Gorgs, la vigna che si estende proprio dietro di noi e che dà il nome al Corpinnat che degustiamo, un'idea riappare più e più volte. Il vino ha senso solo quando è profondamente legato alla sua origine. Solo allora può fare ciò che i grandi vini riescono a fare; trasportare chi li beve.
Penedès: molto più di un metodo
In questo modo di intendere il vino, il Penedès non è una denominazione né una tecnica. È un paesaggio. “Oltre alle grandi estensioni, c'è un'enorme varietà di parcelle”, spiega. La valle, aperta al Mediterraneo e circondata da montagne, nasconde una diversità di suoli e microclimi che rompono qualsiasi idea di omogeneità. Tra questi spicca il carbonato di calcio, eredità di milioni di anni sotto il mare, che conferisce una marcata sapidità ai vini della zona.
In questo contesto appare un'affermazione chiara, senza sfumature inutili: “Noi non siamo mai stati cava”. La frase può sorprendere, specialmente in una regione storicamente legata agli spumanti elaborati sotto la D.O. Cava. Ma non risponde a una volontà di distanziamento, bensì a un modo diverso di intendere l'identità del vino. Fin dai suoi inizi, la famiglia ha posto l'accento sull'origine, sulle vigne e sull'espressione del territorio al di sopra di qualsiasi categoria commerciale.
Questa visione si collega con Corpinnat, il marchio collettivo creato da un gruppo di produttori del cuore del Penedès che, dopo essersi svincolati dalla D.O. Cava, hanno puntato su una regolamentazione più esigente centrata sulla provenienza dell'uva, la coltivazione biologica e l'elaborazione integrale nella proprietà. Più che un'etichetta, lo intendono come un modo per ordinare e spiegare meglio ciò che già facevano.
Anima Mundi: il laboratorio del vino
All'interno del progetto esiste anche uno spazio per l'esplorazione: Anima Mundi. Qui si elaborano vini di minima intervento, pet-nat e proposte con varietà come macabeo e xarel·lo, lavorate da una prospettiva più libera. È il luogo dove provare, rischiare e scoprire nuove espressioni dello stesso territorio. Lontano dal competere con la cantina principale, Anima Mundi la completa. Uno consolida. L'altro espande.
In AT Roca, il vino non è inteso come un prodotto isolato, ma come un modo di interpretare il territorio. E forse per questo, quando ci si siede qui con un bicchiere in mano, la sensazione non è solo quella di essere in una cantina. È quella di essere, semplicemente, a casa.