Alla scoperta di Alejandro Muchada di Muchada-Léclapart
Ci sono persone che, senza volerlo, ti catturano immediatamente. Alejandro Muchada è una di queste persone. Umano, sensibile, con una calma che invita all'ascolto e una passione che contagia senza ostentazione.
Architetto di formazione, osservatore per natura, ha un modo tutto suo di raccontare ciò che fa. Parla con calma, con un entusiasmo sereno, lasciando che le idee fluiscano come il campo a cui dedica la sua vita.
E così, quasi senza volerlo né saperlo, un giorno si ritrovò a vendemmiare, con le mani tra l'uva e la testa piena di domande, accanto a un certo David. Un David che non era altri che David Léclapart, uno dei grandi nomi del vino contemporaneo. Non ci furono discorsi altisonanti né fuochi d'artificio. Solo lavoro, terra e una connessione totale che, senza saperlo, avrebbe segnato un prima e un dopo: Muchada-Léclapart.
Dall'architettura al vigneto, una passione che si diffonde
Gli opposti si attraggono. Anche i bon vivant. Alejandro e David condividono un modo di intendere il vino come un atto di piacere e consapevolezza, una celebrazione della vita che inizia nel campo e termina sulla tavola. Per Alejandro, la base di qualsiasi sviluppo —economico, sociale e ambientale— è l'agricoltura, ed è lì che ha deciso di dare un senso al suo percorso.
Ha lasciato alle spalle progetti e strutture per immergersi in un mondo dove il tempo si misura in stagioni e le decisioni si prendono con le mani nella terra. Un passaggio naturale, quasi inevitabile, guidato più dall'intuizione che dal calcolo.
Meno tecnica, più sensibilità
Il suo apprendimento non è stato lineare. Ha viaggiato, collaborato in Marocco, vissuto esperienze iniziatiche legate alla biodinamica in Francia e si è immerso in ambienti creativi e molto esperienziali. Tutto ciò gli ha insegnato che è essenziale ascoltare la natura prima di imporle una tecnica.
La sua vera scuola è stata il campo e coloro che lo lavorano. Agricoltori saggi, maestri di vita, che conoscono la vigna e il tempo. I piccoli dettagli contano e ogni ceppo di palomino antico è un tesoro vivente, conservato con rispetto e umiltà.
Alejandro ha le idee chiare; essere vigneron significa essere presenti, non delegare, percepire e fidarsi. Meno quantità, più qualità; meno ego, più natura.
Un luogo unico: sole, Atlantico, albariza e palomino
Ma se questo progetto è diventato un progetto di culto, è perché Alejandro e David si sono allontanati dalla norma, lontano dai vini generosi tipici, per mostrare la purezza e la semplicità di un terroir unico. Il sole del sud accarezza le vigne, la brezza dell'Atlantico le rinfresca e il suolo di albariza, chiaro e giovane, apporta la salinità. A tutto ciò si aggiunge il palomino, varietà unica che riflette meravigliosamente la forza e il carattere del terroir.
Ma la cosa più speciale non è solo il clima, il suolo o l'uva. È la cultura vitivinicola che è rimasta viva per secoli, coltivata senza interruzione. Ogni ceppo custodisce storie e un patrimonio che arriva intatto fino al calice. Alejandro e David cercano di recuperare e celebrare quel patrimonio, dalla loro prospettiva fresca, onesta e diretta.
Gli occhi di Alejandro si illuminano quando parla del vigneto. Quattro ettari che mostrano clima, suolo e incroci di culture. Le sue mani sono quelle di un vero lavoratore. E ogni sorso delle loro creazioni ricorda che meno è più, che bere con consapevolezza significa sentire il vino come un'espressione onesta della terra, di chi la lavora e del piacere di condividerla.