Nel XIX secolo, Jerez visse la sua grande Età dell'Oro. I suoi vini fortificati conquistarono l'Europa —specialmente l'Inghilterra— e le cantine prosperarono come mai prima. Tuttavia, in mezzo a tanto successo, si perse qualcosa di essenziale: la diversità. Nei campi andalusi esistevano oltre 119 varietà di uva, con le quali i locali producevano vini bianchi tranquilli, freschi e pieni di carattere. Col tempo, molte di queste varietà furono estirpate, sostituite da palomino e Pedro Ximénez, e con esse scomparve parte dell'anima originale del vigneto di Jerez.
Due secoli dopo, Ramiro Ibáñez, dalla sua cantina Cota 45 a Sanlúcar de Barrameda, lavora per restituire quella voce perduta al territorio. Insieme ad altri enologi crea il collettivo “Manifiesto 119”, dedicato a recuperare le antiche varietà e a rivendicare una viticoltura che rispetti la terra, il clima e la storia di Jerez.
Il suo vino UBE Maína La Charanga è una testimonianza vivente di questa filosofia. Proviene dalla parte più meridionale della storica vigna di Maína, riunificata per l'ultima volta nel 1794. Prodotto con Listán blanco (Palomino) e invecchiato sotto velo di fiore su suoli di albariza di barajuelas, combina freschezza, salinità e profondità.
UBE Maína La Charanga è un omaggio ai vini che un tempo furono e a quelli che stanno rinascendo. Un promemoria che Jerez non guarda solo al passato, ma lo sta rivivendo, uva dopo uva.