Giovane, sì. Ma straordinariamente preparato. Così è Martí Torrallardona, un penedesenco che, prima di compiere trent'anni, aveva già lavorato in alcune delle cantine più ispiratrici del mondo vinicolo, sia dentro che fuori dal Penedès: At Roca, Zuccardi, Vall Llach, Can Sumoi, Hirsch… Con un bagaglio del genere, il passo successivo era quasi inevitabile: mettere il suo nome —e la sua sensibilità— su una bottiglia.
Nel 2021 nasce La Fita, il suo progetto personale. Una dichiarazione d'amore per la terra in cui è cresciuto, e un impegno chiaro: creare vini che parlano di paesaggio, origine e memoria agricola. Un rispetto quasi reverenziale per delle vigne che sono parte della famiglia, letteralmente e metaforicamente.
E così arriva La Fita Els Arpiots, un vino che nasce a Cal Nogués e Can Patomàs, due tenute da cui provengono xarel·lo, xarel·lo vermell e macabeo piantati su terreni argilloso-calcarei che conferiscono concentrazione, tensione e un'acidità vibrante.
La viticoltura è ecologica e rigenerativa, la vendemmia viene effettuata a mano, in piccole casse, affinché ogni grappolo arrivi integro e sano in cantina. L'uva subisce 6 giorni di macerazione, fermenta con lieviti indigeni e riposa 4 mesi in acciaio inossidabile, senza travestimenti né trucchi.
Il risultato? Freschezza, sottile rusticità, frutta delicata e una vibrante luminosità mediterranea. La Fita Els Arpiots è un vino sincero, strettamente legato al suo paesaggio e alle persone che lo hanno lavorato. Un piccolo traguardo piantato nella terra —e nella memoria— per ricordare che l'origine conta.